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15 Marzo 2023
EXPORT PIANTE ORNAMENTALI. Un quarto trimestre da 74,8 milioni di euro per i vivai pistoiesi

Coldiretti: la reattività delle nostre imprese fa ben sperare per il futuro. Ma attenzione all’aumento delle importazioni

I dati 2022 dopo un 2021 da record

Problemi importanti permangono, ma il vivaismo ornamentale pistoiese mantiene sostenuto il livello del suo export. L’ultimo trimestre del 2022 ha infatti quasi pareggiato il 4° trimestre del 2021, anno record per polo florovivaistico le cui aziende rappresentano oltre il 90% dell’export regionale, che a sua volta è oltre il 40% di quello nazionale.

“Siamo contenti della reattività dimostrata dalle nostre imprese –spiega Fabrizio Tesi, presidente di Coldiretti Pistoia, commentando i dati Istat sull’export appena diffusi-. Dopo un 2021 da record c’è stato un rallentamento importante nel 2022 anche a causa del conflitto in Ucraina”.

I dati Istat elaborati da Coldiretti Pistoia raccontano che l’export degli ultimi tre mesi del 2022 di piante ornamentali delle aziende pistoiesi è stato di 74,8 milioni di euro, appena l’1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2021, una performance che ha limato il calo totale del 2022 all’8,25%, con 363,3 milioni di euro; la diminuzione era del 10% nei primi nove mesi.

“Nell’ultimo trimestre –spiega Tesi- abbiamo frenato il calo, impresa non semplice viste le difficoltà derivanti dall’aumento generalizzato dei costi, e dai rapidi mutamenti nei mercati. Sempre più richiesti i prodotti ‘certificati sostenibili’, mantenendo un rapporto qualità prezzo ottimale, pena la perdita di fette di mercato a vantaggio di altri paesi produttori, sempre più agguerriti. Gli ultimi dati - conclude Tesi-, dimostrano che il polo produttivo pistoiese ha saputo rispondere innovando, nei prodotti e nei processi”.

Nel dettaglio, spiega Coldiretti Pistoia, l’ultimo trimestre 2022 ha realizzato il 75% del proprio export nei Paesi Ue27, con 56 milioni di euro (in linea con l’anno precedente). Il resto del Mondo, con 18,8 milioni di euro ha visto una contrazione del 3,16%. In questa contrazione parte importante ha avuto il Regno Unito che dopo un’impennata inaspettata nel post Brexit ha ritracciato, passando nel quarto trimestre 2022 a 6 milioni di euro, rispetto agli 8 del 2021.

“Il florovivaismo – spiega Coldiretti Pistoia– è un comparto strategico per l’intera economia e vitale. In linea con quanto avviene a livello nazionale, c’è il balzo delle importazioni di piante vive, che seppur siano ancora una frazione piccola rispetto all’export (10/15%), sono comunque cresciute nel 2022. Una preoccupazione in più che si aggiunge a due problemi ‘globali’”.

Da un lato ci sono i cambiamenti climatici con lunghi periodi di siccità, caldo anomalo intervallato da gelate improvvise, che stanno mettendo a dura prova le piante, dall’altro ci sono le conseguenze economiche e commerciali della guerra in Ucraina”.

L’esplosione dei costi di produzione a causa della guerra in Ucraina che pesa su ogni cosa, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni fino al gasolio per il riscaldamento delle serre. E poi –sottolinea Coldiretti– sono esplose anche le spese di trasporto in un paese come l’Italia dove l’85% delle merci viaggia su gomma.

“Per questo, spiega Francesco Ciarrocchi, direttore di Coldiretti Pistoia, a livello nazionale e locale ci stiamo attivando perché la politica del verde pubblico abbia una svolta, dando salubrità alle nostre città e opportunità di sostegno per le aziende del vivaismo, che potrebbero meglio affrontare l’aumento esponenziale dei costi dell’energia. Occorre agire come sistema per creare un Paese diverso e migliore rispetto al passato, usando i fondi per gli accordi di filiere con l’utilizzo di piante italiane per creare valore e bellezza sui territori, nelle grandi città come nei piccoli comuni”.

“Rafforzare il mercato interno da un lato e dall’altro -conclude Ciarrocchi- non sottovalutare la linea di tendenza dell’incremento dell’import in quanto potrebbe essere la manifestazione di una incipiente perdita di competitività nei confronti di produttori emergenti. Questo ci porta a dire, prima che sia troppo tardi, che il florovivaismo ha l’urgente necessità di avere condizioni di accesso ai fondi della programmazione europea pari a quelle dei settori tradizionali”.

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